You are now being logged in using your Facebook credentials

Questo sito utilizza i cookies.

Utilizzando il nostro sito web l'utente dichiara di accettare e acconsentire all’utilizzo dei cookies in conformità con i termini di uso dei cookies espressi in questo documento. Per saperne di piu'

Approvo

La fondazione

sede-storica

Nella Torino di fine Ottocento 19 giovani, fra cui alcuni già appartenenti alla "ginnastica", vogliono, sulla scia delle altre Società esistenti, creare un nuovo sodalizio per gestire in modo autonomo il tempo libero, dedicandolo tutto al canottaggio, vissuto in chiave di entusiasmo ed amicizia.
Così affittano due camere dai coniugi Crivello alla barriera di Piacenza, per la somma di 24 lire mensili ed il 15 Aprile 1883 si riuniscono per la fondazione della nuova Società.
Nell'archivio della Caprera esiste ancora, scritto in un quadernetto, il verbale originale della prima assemblea, a cui erano presenti 17 dei 19 soci; funge da presidente, segretario e cassiere provvisorio, Giuseppe Bosco.

Il gruppo discute animatamente del futuro della nuova Società; primo punto all'ordine del giorno il nome ed i colori: dal vocabolario garibaldino viene scelto Caprera e di conseguenza la divisa a righe orizzontali bianche e rosse. Le proprietà al momento sono due barche genovesi a quattro remi ed una barca a sei remi.
Dopo l'inaugurazione ufficiale della sede arriva subito il riconoscimento da parte delle altre Società di canottaggio e la Caprera comincia a decollare; nuove domande di iscrizione rendono necessario l'affitto di un'altra stanza. Nel 1884, in occasione della Esposizione Generale Italiana di Torino vengono bandite in Italia per la prima volta le regate internazionali: i canottieri italiani possono finalmente misurarsi con fortissimi avversari stranieri, primi fra tutti i famosi equipaggi francesi d'oltralpe. E la Caprera si rivela subito vincente, dimostrando tutto il suo spessore, nonostante sia passato solo un anno dalla sua fondazione.
L'entusiasmo, comprensibile, non si esaurisce in celebrazioni, bensì diventa una spinta propulsiva che porta avanti le ambizioni della Società verso nuovi traguardi: i soci della Caprera vogliono ora avere una sede propria, che stia alla pari con quelle delle altre Società più affermate, e cominciano a trattare con il Comune per ottenere la cessione di un terreno sulla sponda sinistra del Po, a monte della Canottieri Eridano.

Si programma e si compie l'acquisto inoltre di ulteriore materiale nautico. Conclusasi con esito positivo la trattativa con il Comune si iniziano dunque i lavori per la costruzione della nuova sede.

Il preventivo supera le 15.000 lire, e va coperto in parte con il bilancio dell'anno, suddividendo le rimanenze tra le successive gestioni. La nuova sede sociale è inaugurata a tempo record nel dicembre 1885. Tra le figure di quel periodo emergono due personaggi, Flavio Santi, alla cui leadership si attribuisce gran parte del merito di aver così ben guidato la Caprera tra le insicure acque degli inizi, e Paolo Gianotti, che più tardi, nel 1888, riscatta con un versamento in contanti il debito della Caprera verso il costruttore della sede, facendosi rimborsare la somma a rate senza interessi. Nel frattempo la Caprera continua a conquistare numerosi ed importanti successi, che le portano nuovi iscritti e nuove esigenze. La sede stessa, da poco costruita, si rivela già insufficiente, e viene ampliata grazie all'opera gratuita del socio ingegnere Pietro Gambetta, il quale copre il costo dei lavori per 5.500 lire, attraverso l'emissione di azioni sottoscritte tra i soci.
I colori bianco-rosso hanno ormai preso piede nel panorama sportivo torinese e sono in grande ascesa.
Le foto dell'epoca ci mostrano i canottieri in maglia senza maniche a grandi strisce bianche-rosse, pantaloni bianchi lunghi alla zuava, stivaletti e berretto con pompon, come quello dei marinai di lontane avventure. Brandiscono con fierezza il remo, incorniciati dalle bandiere. Sono popolari, hanno successo.

  

15 Aprile 1883 - Soci Fondatori della Società Canottieri Caprera 

  • Balocco Enrico
  • Mongini Paolo
  • Baratti Carlo
  • Porta Vincenzo
  • Bardelli Luigi
  • Rocci Prof. Edoardo
  • Bosco Giuseppe
  • Rovere Evasio
  • Bosco Matteo
  • Rovere Luigi
  • Costa Francesco
  • Santi Dott. Flavio
  • Gatti Guido
  • Serena Giuseppe
  • Giroldi Luigi
  • Testa Michele
  • Isacco Prof. Onorato
  • Zanardi Giovanni
  • Mantaut Leonardo
  • Antonio Masera e Gianni Vaudano, due grandi campioni. 

Antonio Masera contro tutte le regole debutta a 35 anni. L'età che per gli altri comincia ad essere quella del declino, non impedisce al principiante di buttarsi alla grande nel giro della competizione. 
Esordisce, narrano le cronache, con Onorato Isacco, il professore di ginnastica che tanto si è prodigato come allenatore fin dagli albori della Società, di cui è stato co-fondatore.
L'imbarcazione è una jole a due a banco fisso; le competizioni si svolgono a Moncalieri e Casale.
Antonio Masera, dopo il battesimo sulla jole, si è subito innamorato dello skiff, barca difficile generalmente adatta per stilisti puri. Ma lui, campione d'istinto che si è fatto da sé, ignora stilismi e regole, fa a modo suo e a modo suo vince. E vince ancora nel 1889, tre volte a Torino. 
Poi diventa campione nazionale a Stresa, e ripete i suoi exploit a Roma, Rapallo, Pavia. E' di nuovo campione d'Italia a Como: due campionati vinti sui laghi, senza mai essersi allenato in questo ambiente così diverso dal fiume abituale. Le sue vittorie si ripeteranno per anni, con mirabili affermazioni anche da veterano.
Contemporaneamente le glorie di Antonio Masera, si affermano quelle di Gianni Vaudano, nella specialità del sandolino. Conquista anch'egli nel 1889 il campionato nazionale a Stresa, riconfermandosi campione italiano l'anno successivo a Pallanza e nel 1891 a Como. La Società raccoglie, a soli cinque anni dalla sua fondazione, i frutti che i suoi appassionati istruttori hanno seminato con sapiente cura.

 

Nasce il Rowing Club Italiano

principeSono anni di entusiasmo per lo sport in generale, che poco per volta si va consolidando nelle specialità già esistenti, scoprendone nel frattempo di nuove, di pari passo con il progresso tecnico ed industriale che ha caratterizzato quei frenetici anni.
Lo Sport è protagonista durante l'Esposizione Nazionale inaugurata a Torino nel marzo del 1884: sono 3 milioni i visitatori dei 400.000 metri quadrati di mostra, a cui partecipano 14.200 espositori. Per l'occasione sono stati costruiti la funicolare di Superga ed il Borgo Medioevale con il suo Castello. La folla incuriosita ed attenta alle novità del progresso è affascinata dalle gare sportive.

Canottaggio, ginnastica, ippica, scherma, sono le discipline che richiamano il più vasto e partecipe pubblico. L'esposizione presenta in anteprima il velocipede che arriva dalla Francia, e subito i Torinesi ne rimangono conquistati. Ed ecco, per le prime discipline sportive le prime federazioni nazionali. Tra queste, nel 1888 nasce, proprio a Torino, il Rowing Club Italiano, alla cui fondazione partecipa anche la Caprera; è Presidente il Conte Edoardo Scarampi di Villanova.
Ed è proprio il Rowing Club, sotto la presidenza onoraria di Sua Altezza Reale il Duca d'Aosta, a organizzare, insieme al Municipio di Torino, una serie di Regate Nazionali e Feste Nautiche sul Po, dal 29 giugno al 1° luglio 1889, in cui si distinguono e si fanno onore i campioni del Caprera.
L'anno successivo esce il primo numero de "Lo Sport Nautico", rivista mensile di rowing e di yatching, che pubblica gli atti ufficiali del Rowing Club Italiano.

 

Un'altra sede per la Caprera

1900

I primi anni del 1900 si aprono con un terremoto: il Comune comunica lo sfratto del terreno della sede, decisione dettata dalla necessità di far spazio alle strutture previste per la faraonica Esposizione Internazionale del 1912. La Caprera è costretta a ripartire da zero. Ma i soci si prodigano con grande impegno, e grazie ad una faticosa sottoscrizione di azioni da 100 lire riescono a compiere il miracolo.
La nuova sede si inaugura nel novembre 1914. E' costata 38.00 lire, ottenute tutte con sottoscrizioni fra i soci, che sono a quel tempo poco più di 60. La nuova sede dispone ora di locali ed attrezzature adeguati ad un numero di soci molto maggiore quello esistente; è stata realizzata guardando al futuro, con fede ed ottimismo. Ma purtroppo il futuro riserva una tragedia di proporzioni mondiali.

La Prima Guerra Mondiale ed il dopoguerra

Se la guerra italo-turca, nonostante i suoi orrori, aveva potuto essere scambiata per un'avventura esotica che risvegliava gli entusiasmi nazionali, la prima guerra mondiale incontra l'ostilità dei non interventisti. Soprattutto il proletariato, fortemente presente a Torino, rifiuta questa sanguinosa avventura.
Ma è inutile, l'Italia entra in guerra. Gli sportivi delle associazioni come la Caprera vengono chiamati alle armi o si arruolano volontari. Alla Caprera si sospendono le attività, salvo la riunione annuale, a cui partecipano ormai pochi soci: gli altri sono al fronte. Due di essi non torneranno più. Sono Massimo Chiaperotti, aviatore, partito volontario e morto nel corso di un combattimento aereo nel cielo di Pancareale il 18 luglio 1916, medaglia di bronzo al valore militare, e Mario Testa, avvocato, tenente degli Alpini, colpito a morte durante un assalto sulla Baisizza il 29 agosto 1917, anch'egli medaglia di bronzo. Sono anni duri, ma il Caprera resiste, nell'attesa di tempi migliori, per riprendere in pace le attività sociali, sportive ed agonistiche.
Nel 1919, terminata la Guerra, ricominciano le competizioni, e la Caprera, grazie alle offerte dei soci, riacquista subito spessore sotto il profilo sportivo. Il rinnovato successo nelle competizioni permette di dotarsi di un impianto di riscaldamento, nonché aggiornare il parco imbarcazioni e far fronte a tutte le spese societarie.
A mitigare il serio impegno degli atleti e degli amministratori, un certo spirito goliardico, un amore per le feste, per le bevute, incarnato dal gruppo dei "matirù", proveniente dalla Società Ginnastica Torino, ed inseritosi al completo alla Caprera. Si distinguono subito, non solo per i meriti sportivi, ma anche per le singolari doti di animazione. Rimarranno proverbiali le loro gite sul Po e gli scherzi tremendi. Quello dei "matirù" è un gruppo omogeneo di amici affiatati e solidali, che rimarrà vivo per una quarantina d'anni, sotto la guida di Marco Contini, già ginnasta e canottiere, poi allenatore e timoniere.

Gli anni del regime fascista


ottoIn questi anni anche nello sport la dittatura dello Stato fa pesare la sua zampata, arrivando ad inglobare ogni attività nelle sue strutture. Distrutti sul nascere i tentativi di associazioni sportive ed operaie, sciolta nel 1927 la Federazione Sportiva Cattolica, lo Stato si annette perfino i giochi più semplici e popolari, come bocce e pallamano, inglobandoli nell'Opera Nazionale Dopolavoro. I campionati nazionali universitari si chiamano Littoriali. Tuttavia le associazioni che hanno saputo mantenere la propria individualità, quelle nate dalla passione e che hanno profonde radici nel tempo e nello spirito della città, come appunto le Società di canottaggio, possono trarre i migliori frutti dall'ondata di interesse che ha investito lo sport. La Caprera realizza nel 1929 la vasca voga al coperto, ormai indispensabile per migliorare la preparazione atletica e tecnica nei rigidi mesi invernali. Si dota inoltre negli anni successivi di altri importanti servizi interni, più ampi locali, altri cantieri per le imbarcazioni, campi da tennis e bocce. Nuovi atleti arrivano alla Società dalle associazioni dopolavoro, studentesche, militari; si rinsalda la vocazione sportiva e ci si avvale di nuovi istruttori.

La Seconda Guerra Mondiale

Trascorsi positivamente gli anni '30, il decennio successivo è testimone della Seconda Guerra Mondiale. Anche il microcosmo della Caprera è travolto dalla tragedia che si abbatte sul mondo intero. I più giovani partono per la guerra, i meno giovani sfollano con le famiglie, per non restare sotto i bombardamenti. In quegli anni bui, i soci della Caprera dimostrano la loro grande amicizia e coesione, al di sopra di qualsiasi fazione politica e lotta fratricida: nella Società possono trovare rifugio e tranquillità, senza timore di delazioni. La passione per il canottaggio è tale che i pochi rimasti, non curanti dei pericoli riescono ancora a navigare, tanto che nel 1944, durante uno degli ultimi grandi bombardamenti, una bomba cade in pieno su due imbarcazioni della Caprera ormeggiate sulla riva del Po oltre la confluenza del Sangone, da cui gli occupanti erano appena scesi per ripararsi dalle bombe che avevano visto cadere. Anche la Caprera ha i suoi danni di guerra: uno spezzone incendiato cade nel cantiere distruggendo molte imbarcazioni. Le barche rimaste intatte trovano rifugio in un magazzino in corso Moncalieri, di proprietà del socio Eugenio Negarville. Finita la Guerra la Società trova nuovamente la forza per risollevarsi, mentre due grandi campioni ne rendono ancora più grande il nome.

Il dopoguerra e l'avvento di due nuovi assi


CaricatDue grandi campioni, Silvio Venesia e Primo Serramoglia, che prima della guerra avevano già dato prova della loro classe, se non fossero stati fermati da 5 anni di guerra, avrebbero certamente dominato la scena sportiva per almeno un decennio, arrivando a degli allori difficilmente eguagliabili. Le loro caratteristiche figure sono care a tutti i soci della Caprera ed a tutti i canottieri torinesi. Per anni hanno solcato il fiume in allenamenti interminabili, mai paghi di sé stessi, sempre in cerca di perfezionamenti ulteriori nella vogata e nell'affiatamento.

Non sono più i tempi in cui un Masera poteva permettersi di stravincere ignorando regole e stile. Venesia e Serramoglia sono due veri stilisti e con pochi altri canottieri torinesi hanno impostato una nuova vogata, più fluida, più bella e molto più redditizia. Fra i loro innumerevoli successi ricordiamo la vittoria di 3 campionati italiani, e la vittoria del Campionato della Senna, allora considerato l'equivalente dell'odierno campionato europeo. Il loro double in questi anni corre veloce sul fiume, senza sobbalzi e con un affiatamento irripetibile. Tutti i giornali, di solito poco attenti alle vittorie dei canottieri, pubblicano lunghi articoli su di loro e "Carlin" li immortala con una caricatura su "Tuttosport". Vanesia e Serramoglia, "Cipria" e "l' Biund", come sono soprannominati tra i canottieri, diversi tra loro per estrazione sociale e per carattere, sono inseparabili. Dopo aver appeso i remi diventano altrettanto famosi come allenatori, e con la loro esperienza e capacità, unite al loro attaccamento alla Società ed al canottaggio, forgeranno le nuove le leve dei futuri campioni.

Ultimo ampliamento della sede

I soci sono ormai 400 e l'ampliamento di pochi anni prima non basta più. sqfemmDa vecchio saggio torinese, con sei anni di amministrazione parsimoniosa, quasi avara, il Cavaliere Corbelli crea un congruo fondo per un nuovo e definitivo ampliamento e rimodernamento della sede. 
Ancora una volta, il progetto è ad opera di due soci. Si compiono i lavori in tempo record ed a Natale 1964 si inaugura la sede rinnovata. Sono stati ingranditi i saloni, gli spogliatoi, i cantieri per le imbarcazioni, rifatti i servizi e gli impianti, ed è cambiato completamente l'arredamento. Si installa inoltre su due campi da tennis una struttura pressostatica per l'inverno, nasce un locale attrezzato a palestra, e, per desiderio dei soci, si installa la sauna svedese.
La Società ha raggiunto grande prestigio, in questi anni annovera tra i propri soci personaggi di spicco quali Bacigalupo, Rigamonti e Martelli, giocatori del "Grande Torino", chiamati scherzosamente "l' trio Nisa". 
Nel frattempo al settore canottaggio, allenato da Silvio Venesia, si affianca un nuovo settore, la canoa, che persisterà per una ventina d'anni circa, e che porterà alla Società numerosi e prestigiosi risultati di livello nazionale. 
Lo statuto ottocentesco prevedeva soltanto soci maschi, ora anche le ragazze vogliono praticare canottaggio. Viene dunque approvata una norma che consente l'associazione alle  atlete, successivamente estesa anche alla qualifica di socie effettive. Ed il settore femminile dà il suo importante contributo, portando alla Società risultati di grande prestigio, fra i quali ricordiamo i 4 titoli italiani conquistati fra il 1996 ed il 1999 dalle atlete Blotto, Rasini, Battioli, Alemanni nella disciplina del 4 di coppia.
Nel 1970 la Società viene insignita della prestigiosa Stella D'Argento del C.O.N.I. al merito sportivo.
Nel 1993 viene altresì insignita della Stella D'Oro del C.O.N.I. al merito sportivo.
Verso la metà degli anni '80 Silvio Venesia, dopo quasi 50 anni di gloria spesi alla Caprera, dapprima nella veste di atleta, e successivamente in quella di allenatore della sezione canottaggio, passa il testimone: la conduzione della squadra passa nelle mani di Danilo Francescon. E così il Caprera continua la sua strada sino ai giorni nostri, sempre in primo piano e senza mai perdere lo smalto ed il prestigio acquisito, con più di 120 anni di storia, successi e gloria alle spalle.

stellarg

stellaoro

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 Dal 2000 in poi

Il nuovo secolo si apre con la partecipazione di Marco Giudici alla Coppa delle Nazioni (attuale Campionato del Mondo U23) nella specialità del quattro di coppia pesi leggeri.

Il 2004 è un anno di importanti cambiamenti. Il timone della squadra agonistica passa nelle mani di Vittorio Altobelli, ex-atleta azzurro e precedentemente allenatore presso il Gruppo Sportivo della Forestale.

1Nel 2006 Torino ospita la XX Edizione dei Giochi Olimpici Invernali. La fiamma olimpica riscalda il cuore dei torinesi ed anche alla Caprera si respira la magia dell’Evento. La Nazionale Statunitense, infatti, sceglie come sede per le due settimane dei Giochi la Società Bianco-Rossa che sarà conosciuta in città come “Casa U.S.A.” Il team americano, inoltre, provvede alla ristrutturazione di alcuni locali ed al rifacimento della palestra, arricchendola di strumenti e macchinari all’avanguardia.

I frutti del lavoro di Vittorio Altobelli sono evidenti e si concretizzano nel 2008: a Varese Gianluca Sapino e Giulio Gastaldo si aggiudicano il Campionato Italiano Junior nella specialità del due senza, barca con la quale sono anche protagonisti alla Coupe de la Jounesse in Irlanda. Nello stesso anno si veste d’azzurro anche Ciprian Cursaru che a Brandeburgo gareggia sul quattro di coppia ai Mondiali U23, sfiorando l’accesso in finale.

Nel frattempo giungono anche i primi successi dal settore Adaptive, coltivato da Simona Rasini. Nel 2007 a Sabaudia Luca Piccinino e Giuseppe Catalano vincono il doppio TA, e nel 2008, dopo l’esperienza Paralimpica di Pechino nel Tennis, approda alla Caprera Silvia De Maria, atleta di grande valore che tante gioie regalerà alla Società. Dal 2009 inizia a portare a casa una striscia positiva di titoli Italiani (3, sino al 2012) ed entra subito a far parte della Squadra Azzurra. Nel 2010 arriva l’esordio Mondiale a Lake Karapiro, in Nuova Zelanda, in doppio con Daniele Stefanoni, grande compagno di barca ed amico dell’Aniene. La coppia termina al quinto posto, piazzamento che replica anche l’anno successivo a Bled, in Slovenia, dove però l’appuntamento, valevole per le qualificazioni ai Giochi Olimpici di Londra, consente di strappare il pass per la partecipazione alle Paralimpiadi.

2 3

  

Il 2012, un anno da ricordare

Il quadriennio olimpico termina con un’annata d’oro. Alin Zaharia e Gianluca Sapino, dopo un’intera stagione sotto osservazione da parte del CT Antonio Baldacci, guadagnano un posto sul quattro senza pesi leggeri che, ai Mondiali U23 di luglio a Trakai , deve difendere il titolo conquistato l’anno precedente ad Amsterdam. Assieme a Guido Gravina della Cerea e Matteo Pinca della Forestale e con i due talenti della Caprera, sotto l’attento sguardo dell’allenatore Vittorio, la barca appare sin da subito irresistibile. Le vittorie in batteria ed in semifinale fanno sognare tutti. La finale è la prova più dura ma la barca azzurra vola: l’Italia è Campione del Mondo e la Caprera si fregia per la prima volta di due Allori Mondiali.

4

 

Ad agosto Silvia De Maria parte per Londra. E’ la prima atleta del Caprera a prendere parte alle Paralimpadi. Nel bacino di Eton, sempre in coppia con Stefanoni, conquista con grande carattere l’accesso alla finale, che concluderà in sesta posizione.

5

 6

 

Ma la stagione non finisce qui. A settembre, infatti, si organizzano a Varese i Campionati Europei Assoluti. Dopo varie prove nel raduno preparatorio, Alin Zaharia viene selezionato a bordo del quattro senza pesi leggeri assieme ai poliziotti Luca De Maria, Armando Dell’Aquila e Martino Goretti. Così come la batteria, anche la finale è un dominio azzurro e le note dell’Inno Italiano suonano alla premiazione. Alin firma una storica doppietta per la Caprera, e finalmente, a stagione conclusa, ci si può abbandonare ai festeggiamenti ed alle celebrazioni.

7

 

Il 130esimo anniversario

8Il 2013 vede la Caprera compiere 130 anni. E’ un grandissimo traguardo, e l’orgoglio societario è tanto. Durante la stagione si organizzano numerosi momenti di festa e diversi porte aperte: tutti i torinesi devono aver l’opportunità di visitare la società ed immergersi nella pace che regala.

Silvia De Maria prende nel frattempo una pausa dal canottaggio dopo i giochi olimpici, così come Gianluca Sapino, che si dedica agli studi di medicina in Svizzera. Il testimone viene tuttavia portato avanti da Vittorio Altobelli e da Alin Zaharia: il primo diviene allenatore della nazionale azzurra in virtù dei risultati conseguiti, il secondo continua ad essere a bordo delle imbarcazioni che scandiscono le vittorie della squadra italiana nel corso della stagione.

Ed i risultati, ancor più grandi dell’anno precedente, arrivano nuovamente: Alin conquista di nuovo l’oro nel 4 senza under 23, difendendo il titolo conquistato l’anno prima, e vince anche il mondiale assoluto in 8+ Pesi Leggeri.

Il più bel regalo che la Caprera potesse desiderare per festeggiare il suo 130esimo anniversario dalla fondazione.

  

Sponsor

Contatti

  • Indirizzo: Corso Moncalieri, 22 TORINO
  • Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.


  • Tel: +39 011.6603816 (Segreteria)
  • Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • Tel: +39 011.6604255 (Ristorante)
  • Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • Tel: +39 011.6604559 (Canottaggio)
  • Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • Tel: +39 392.2608401 (Tennis)
  • Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Orari di apertura

Società: tutti i giorni dalle 9:00 alle 24:00

Attività sportive: tutti i giorni dalle 9:00 alle 21:00

Segreteria: dal lunedì al venerdì dalle 10:30 alle 14:30 e dalle 15:00 alle 19:00

Per destinare il tuo 5 x 1000 alla S.C. Caprera indica il seguente Codice Fiscale nel rigo destinato a
"Sostegno alle associazioni sportive dilettantistiche riconosciute ai fini sportivi dal CONI a norma di legge" :

 80092340019

Società Canottieri Caprera
Corso Moncalieri, 22 - Torino
P.Iva 07440230014

 

Sei qui: Home La Società La Storia